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sabato 25 luglio 2009

Giustizia fai da te

I fatti di cronaca recenti hanno reso palese la richiesta di una giustizia più incisiva, che secondo l’opinione pubblica pare mancare nel nostro Paese. Non è una novità che alcuni avvenimenti di cronaca nera che maggiormente fanno discutere, sono tutt’ora irrisolti e anche laddove un colpevole è stato individuato, pare che la pena attribuita non sia mai sufficiente davanti agli orrori del reato commesso: spesso le famiglie delle vittime si ritrovano a chiedere e rimpiangere una giustizia che dovrebbe essere garantita ma che evidentemente non è sufficiente.

Da qui probabilmente nasce il timore di non sentirsi al sicuro: non sono pochi i casi in cui anche quando i colpevoli di fatti criminosi hanno conosciuto il carcere, ne sono poi usciti dimostrandosi recidivi e in alcuni casi tragici, hanno infierito ancora una volta sulla precedente vittima, spesso in maniera fatale. A chi rivolgersi allora? Dove ricercare questa sicurezza tanto agognata?

In maniera incalzante i casi di giustizia “fai da te” si moltiplicano: rapine, tentativi di aggressione o peggio tentati omicidi che finiscono con la morte dell’aggressore in seguito alla reazione della vittima che si trasforma così in carnefice. Qualcuno ha parlato di ritorno al far west, in un mondo di giustizia autogestita, dove non è difficile puntare un’arma contro un altro uomo in nome della propria difesa. Nasce da qui il dibattito: è giusto potersi difendere autonomamente? Questo fenomeno incalzante è realmente frutto di una mancanza di fiducia nella giustizia, o piuttosto sta diventando una nuova realtà che rischia di trovare nell’emulazione la sua arma più pericolosa?

Non è semplice schierarsi dall’una o dall’altra parte. Certo l’idea di una giustizia autogestita non è condivisibile, laddove si voglia evitare di diventare protagonisti della realtà criminale: non sempre infatti la difesa può diventare una giustificazione per commettere un crimine. Ci domandiamo se una forma di giustizia più efficiente sia davvero la strada giusta per evitare casi del genere, o se col passare del tempo, il rispetto dell’altro, a prescindere dagli errori commessi, stia perdendo il suo valore.

giovedì 16 aprile 2009

Quando la verità fa male

Ogni giorno guardando il telegiornale sentiamo notizie di ogni tipo, che in casi rari ci rendono felici, ma che più spesso ci sconvolgono. Come non rimanere shoccati davanti alle immagini di morte che abbiamo visto in seguito al terremoto in Abruzzo: il dolore è stato fortissimo anche per chi ha guardato dall'esterno, senza essere coinvolto in prima persona. Ma il dolore, con difficoltà e con il tempo diminuisce, anche se non viene mai del tutto cancellato. Ciò che è difficile da smaltire, è la rabbia. E la rabbia entra in gioco quando scopri che la tragedia era evitabile e che soprattutto per quel dolore provocato c'è una responsabilità da parte di chi è andato al di là di tutto per un guadagno personale.
Le parole di Roberto Saviano rimbombano nella testa: "[...] Io so e ho le prove. So com'è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. [...] Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova. Ora non è più il fiume che va al mare, ma il mare che entra nel fiume."
Gomorra viene pubblicato per la prima volta nell'Aprile del 2006.
Parole che gelano il sangue, che danno i brividi pensando alla verità che palesano. E la rabbia sale, e il dolore aumenta, davanti a un figlio, a un padre, a una madre, a un amico, persi per sempre a causa degli errori, della non curanza, della stupidità e soprattutto della convenienza di pochi che ancora una volta hanno guardato con superficialità (ed è poco!) alla vita delle persone, mettendo al primo posto i soldi.
Come se la vita di un figlio avesse un costo!

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto: previsioni e colpevoli

Si poteva far qualcosa?

A poche ore dal drammatico terremoto che ha colpito l'Aquila con apicentro a Paganica, si iniziano a compiere i primi passi alla ricerca dei responsabili.
Intanto si continua a scavare, con un bilancio delle vittime che sembra inesorabilmente destinato a crescere.
Si continuano a togliere i massi con le mani, per evitare di utilizzare macchine che potrebbero causare ulteriori crolli.
In concomitanza con le ricerche di decine e decine di volontari e membri della protezione civile, comincia la caccia al fantasma.
Ogni dramma porta in sé la volontà di identificare un responsabile, l'antagonista che poteva fare e non ha fatto.
In realtà, l'imprevedibilità dei terremoti è un dato di fatto. Non esistono al mondo apparecchiature che siano in grado di prevedere scosse di terremoto, seppur di grave entità.
Unico colpevole sarebbe, a detta di tutti, l'inefficienza delle abitazioni che non sono state a loro tempo costruite in modo adeguato, nel rispetto delle norme per le costruzioni in zone altamente sismiche.
Perché dire tutto questo? Per giustificare la frase di un responsabile del centro di vulcanologia : "se fosse successo in Giappone un terremoto del genere, con la stessa entità, la notizia non sarebbe stata riportata neanche nell'ultima pagina del quotidiano".
Il Giappone è una terra ben più sismica dell'Italia ma la qualità delle costruzioni antisismiche la rende invulnerabile di fronte alle continue scosse quotidiane.
E' dunque importante capire che la scienza non ha colpa, la colpa è semplicemente degli uomini e della loro inosservanza circa i traguardi e le conoscenze raggiunti anni addietro e mai applicati in concreto.Tutto questo poteva essere si evitato, ma non con macchinari complessi o ricerche di chissà quali scienziati, bastava semplicemente ristrutturare abitazioni antisismiche e renderle a norma.
Ma ora è il momento di tacere. Nel rispetto delle vittime del terremoto e di quanti hanno, in tale circostanza, perso i loro cari. A loro le più sentite condoglianze.